Torna di moda il diavolo, seducente e voluttuoso, a immagine e somiglianza di una figura femminile che è doppia identità, reale e immaginaria, ed è anche la proiezione o il fantasma che l’uomo solitamente circoscrive riguardo alla natura della donna, tentatrice, equivoca, seduttiva, (diabolica per l’appunto).

Alba Laura interviene con la pittura ad indicare le fluttuazioni emotive di un soggetto femminile che oggi vuol essere anche un genere politico-sessuale (quasi un’etnia distinta da quella maschile) e lo sorprende acquartierato nei luoghi della vita quotidiana di una metropoli globale (camere d’albergo, interni d’abitazione) o pure vagabondo per e strade le per i bar, nel corso di notti senza fine.

Ed ecco apparire modelli di una sensualità prorompente e piuttosto barocca che si presentano nelle variazioni del colore rosso (riflessi purpurei, luminosità dorate) e degli ocra e dei bruni modellanti il disegno dei corpi, nudi di schiena, capezzoli pronunciati, labbra scarlatte ed altre venerabili rotondità veneree. Sono simboli o segnali di una potenza tellurica e di una straordinaria fertilità, che rievocano il corpo di madri mediterranee acconciate al modo di una urbanità che le accoglie e pure, in qualche maniera , ne subisce la vitalità. Il corpo non addomesticato enuncia il suo linguaggio per accentuazioni di tinte, e riflette il passaggio degli sguardi per occhi maliziosi e pupille cariche di languore, a volte di torpore, a volte di malinconico spaesamento.

Le femmine dipinte da Alba Laura parlano di seduzione ed amano il camuffamento, ma il loro trucco nell’abito e nel nome non tradisce l’impulso primigenio di una naturale effervescenza che mal si adatta agli artifici della cosmesi metropolitana.. Scilla, Serena, Eva, Veronica, Annalisa, si chiamano le protagoniste di questa galleria di ritratti in cui il colore rosso la fa in genere da padrone: con il corpetto e il reggiseno, la sottoveste, la lacca delle unghie, la spatola di capigliature emergenti e il modellato a patina di evidenti decollété. Non manca tuttavia in questo stereotipo il brillare fondo di una pupilla scura, o pure azzurra che sollecita ed invita così come allontana e lascia trasparire imprecisati timori e quasi cosmiche ansietà. Sono le Proserpine moderne, che Alba Laura dipinge, e popolano uno spazio dipinto solo per loro, un universo femminile quasi concepito apposta per osservare l’uomo, il Riguardante, collocato a sua volta fuori scena come fosse un convitato senza diritto di parola.

 

La pittura è piacevole e discorsiva proprio perché alla sapienza compositiva sa accompagnare il beneficio di una spontaneità di esecuzione da cui risultano figure personalizzate per quanto direttamente sottratte al vocabolario corrente della foto-copertina o del fumetto.

In questo mondo di femmine seducenti, tra di smaliziate e di più pensose, si esprime tutto un modo di sentire ed uno stato d’animo che riguarda il comportamento, il ruolo, la condizione della donna di fronte all’enigma pesante della propria indipendenza e autonomia. La libertà moderna ingaggia un corpo a corpo con la identità femminile primigenia, naturale: ed è forse quest’ultima ad avere la meglio nella

       
 
figurazione di Alba Laura, così premurosa nel ritoccare sul volto delle sue modelle lo stampo di una qualche turbata infelicità. Così, la seduzione si presenta come una insinuante melodia che lascia trasparire, accanto al festino delle apparenze più vistose, i precordi di una femminilità pura, noncurante delle sofisticherie e delle ingarbugliate commistioni di genere.

 

Quelle ragazze con la sigaretta sempre accesa (col filo di fumo bianco sul fondo scuro della notte), semisdraiate su giacigli di occasione, con lo sguardo intenso ed interlocutorio, ripetono sempre la stessa figura simbolica, e sembrano quasi la traccia di un autoritratto sentimentale “per figure”. I personaggi dipinti da Alba Laura sono infatti tutte “donne in attesa”, in permanente attesa. Protagoniste della loro esistenza, esse misurano però il difficile e pesante passo della libertà moderna, dove ciascuno può essere tutto e dunque non deve essere nulla. Cosa chiedono, a cosa alludono, e per che cosa vivono, le donne che ci osservano con pervicace intensità dal fondo del quadro, dalla penombra rossastra, dalla prospettiva ravvicinata che inquadra i loro seni, le loro mani, i volti pronunciati e il modellato curvilineo di busti nutriti di spirito vitale? Dalla equivoca immagine contrastante, o diabolica, di una sensualità esibita, affiora pur sempre i segno di una desiderante malinconia intravista nella penombra, per l‘azzurro scuro di una occhiaia, per un sorriso pastoso e sconfinato che sottolinea per un attimo quasi il desiderio perenne di una fanciullesca semplicità.

In questa spigliata spontaneità espressiva, che misura efficacemente l’effetto di un “cuore messo a nudo”, Alba Laura esce dai confini del diario privato e narra con la pittura una singolare parabola che riguarda l’incerto destino dei due sessi - il maschile, il femminile - in mezzo ai flutti del divenire moderno. In ciò consiste l’aspetto invitante, o meglio seducente, che costituisce l’accento personale del suo stile.


DUCCIO TROMBADORI

 

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